VOGLIO FARE LA NONNA

Ho 60 anni, divorziata, sono felicemente single.

Era l’8 dicembre 2005, avevo appena finito di fare gli addobbi di natale con mia figlia, nel fare la doccia e mi sento un bozzetto sul seno destro. Era finalmente un momento felice, mio figlio 23 anni si era appena sposato, mia figlia appena finito gli studi e aveva iniziato a lavorare, dopo tanti sacrifici per crescerli da sola, finalmente potevo tirare un respiro di sollievo. Ero ancora giovane, 48 anni con i figli sistemati, ora potevo godermi la vita, forse.......il giorno dopo andai a fare una mammografia a pagamento, decisi volutamente di ritirarla dopo le feste per godermi il primo Natale sereno. Il 27 dicembre andai a lavorare e feci la delega a mia figlia per andare a ritirare la mammografia. Erano le 12 ero in ufficio e vidi mia figlia dalla finestra immobile sotto la pioggia che guardava verso la mia stanza, non so da quanto tempo fosse lì....una mia collega scese a prenderla l’asciugò, la portò sù e lei senza parlare mi diede il risultato; lo lessi. misi a posto le carte sulla scrivania, mi misi il cappotto e salii sull’auto di mia figlia. Dopo una mezz’ora le chiesi dove stavamo andando, lei mi prese la mano e mi disse che aveva chiamato un nostro amico di famiglia senologo che ci aspettava in ospedale. Mi tenne la mano tutto il viaggio, io ero frastornata non capivo. Arrivammo, il medico lesse il risultato e mi disse che l’indomani dovevo fare la preospedalizzazione e che il 2 gennaio sarei stata operata...operata? Perchè? Lui mi spiegò che probabilmente avevo il cancro....ritornammo a casa senza dire una parola, mia figlia mi stringeva talmente forte la mano che mi tagliai con l’anello che avevo al dito. La notte non chiusi occhio, feci la preospedalizzazione. Quei 3 giorni passarono in uno stato di incoscienza, facendo finta di nulla. Il  2 gennaio feci quadrantectomia, dopo una settimana tornai a casa e dopo 2 settimane arrivò il risultato dell’istologico: g2 duttale infiltrante. Alla fine del mese inizio la chemio, 6 cicli. Passano 5 mesi senza che me ne rendessi conto e finisco le terapie con la convinzione che si sia trattato solo di un incidente di percorso. Ritorno a lavoro, sono felice, vado in palestra, esco con amici, mi prendo la vita a piene mani fino a non pensarci più. Arriva novembre 2008. Una notte, girandomi sul fianco destro, sento dolore sotto il cavo ascellare; accendo la luce inizio ad avere conati di vomito, mi tocco e sento una palla nel cavo ascellare, mi butto sul letto disperata. La mattina chiamo il mio senologo, stavolta vado sola senza mia figlia, faccio subito risonanza magnetica e ci risiamo. Dopo 5 giorni di nuovo in sala operatoria, 13 ore di intervento, mastectomia bilaterale, tolgono ghiandola muscolo e 18 linfonodi che risulteranno tutti negativi. Passo la notte in ospedale con 6 sacche di sangue e il sottofondo del pianto dei miei figli. Dopo 20 giorni esco dall’ospedale. L’istologico parla di carcinoma duttale infiltrante g3. Si ricomincia chemio 8 cicli e 38 radioterapie, finisco distrutta dai disturbi terribili, ma felicissima riprendo la mia vita. Vengono stabiliti controlli a 4 mesi. Dopo un anno mi fanno la ricostruzione con gran dorsale e pelle e grasso della pancia al seno destro, al sinistro protesi, sono quasi tornata alla normalità. Nel gennaio 2011, durante un controllo dall’oncologo, mentre mi visitava scherzavamo nel toccare il collo, tace..........prende il telefono chiama radiologia, subito una tac, a seguire subito una biopsia su una lesione al collo. Diagnosi: g3 al  4 stadio della malattia herp 2 negativo. Faccio pet tac e risultano 9 metastasi sopraclavicolari, 3 epatiche, 4 in zona lombale. Disperata, stanca e arrabbiata dico di non voler fare più nulla. L’oncologo chiama i miei figli, gli dice che dobbiamo intervenire prima possibile. Mio figlio mi invita  a cena dopo qualche giorno e mi dice "Mamma ricordi quando hai fatto la biopsia, io e Valentina non eravamo lì con te? Eravamo a fare la fecondazione artificiale, stai per diventare nonna di 2 gemelli!!!!!!!!!!”. Felice ritrovo la voglia di lottare, non voglio morire, non ora. Decido di andare dall’oncologo che mi propone 4 compresse di XELODA la mattina e 4 la sera e vinelbine, cacetepina 2 settimane si e 1 no per 13 mesi. Tanti disturbi, stavo malissimo, ero talmente spossata da camminare con il bastone. Nel frattempo mi arrivano anche 2 polmoniti, entro ed esco dall’ospedale, ma la mia luce in fondo al tunnel era arrivare a vedere i miei nipotini, che hanno fretta di uscire e nascono prematuri di 6 mesi di gestazione. Mentre ero nella pet tac, appena terminato, fuggo con l’ago nel braccio, sono riuscita a realizzare il mio sogno.

Finisco questo durissimo periodo di chemio, ma stavolta con la consapevolezza che non guarirò più, le metastasi quasi tutte in regressione, ma l’oncologo con il quale ho un ottimo rapporto (credo che nella disgrazia del cancro ho avuto comunque la fortuna di incontrare questo uomo eccellente per la professionalità, tempestività e umanità), mi mette al corrente che non avrò più un futuro certo, perchè ormai metastatica. L’ospedale è diventato ormai la mia seconda casa per i controlli ravvicinati e l’unica via è continuare a curarmi per allungare la mia vita, in attesa di nuovi farmaci.

Aprile 2012 inizio faslodex ogni 28 giorni. Nonostante facessi terapia, ad ogni controllo pet c’era una piccola ripresa di malattia, che andava in necrosi alla pet successiva. Andiamo avanti fino ad aprile 2016, quando, mentre facevo terapia, mi viene 1 broncospasmo. Procedono al ricovero immediato per accertamenti e scopriamo che ho il fegato ingrossato da intossicazione da farmaco e vie respiratorie compromesse. L’oncologo decide di sospendere tutto approfittando del periodo di stabilità della malattia e portando i controlli a 3 mesi. A novembre 2017, nell’unico lembo sano, una tac rileva una formazione sospetta in mezzo al seno. Mi operano con urgenza ma per fortuna la formazione era benigna. A Gennaio 2018 la pet capta qualcosa dietro l’unico capezzolo sano, ora sto aspettando l’ intervento di rimozione.

Questa è la mia vita da 7 anni dalla recidiva metastatica. In questo momento ho stabilità di malattia, consapevole che si possa risvegliare in qualsiasi momento. Prego che la ricerca mi proponga una cura certa e che la sanità investa su di noi. Purtroppo ogni giorno muoiono donne metastatiche per cure non sufficientemente efficaci, per la sanità siamo pazienti di serie B, unavolta diagnosticata metastatica  4 stadio della malattia, purtroppo è una triste realtà.

Ho scritto la mia storia come tante di noi, per dire che noi ci siamo e speriamo di resistere per poter testare farmaci che ci diano una prospettiva di vita più lunga.

Nel frattempo i miei nipoti hanno compiuto 6 anni, mia figlia mi ha donato la gioia di un’altra nipotina, vivo giorno per giorno cogliendo il meglio che la vita mi dà, senza progetti per il futuro perché i continui controlli mi impediscono di farli, ma vivo con la speranza per me e le tante donne che vivono come me

Patty