UNA VITA AL RIBASSO

26 febbraio 2016, ore 9. Ecografia di controllo, anche stavolta sono sola, capita! Non è la prima volta, mi viene in mente che pure un anno fa ero sola, sebbene accompagnata “a distanza.”

Tocca a me! Seno a posto! Uh sospiro di sollievo! Andiamo all’addome…il medico passa e ripassa la sonda, a destra, sul fegato…vede qualcosa, non è chiaro inizialmente, riprende l’eco di sei mesi fa, sono puntuale nei controlli: “Non c’era nulla! Ora”- dice quasi non credesse a ciò che vede, ricontrolla di nuovo infatti, - “ci sono due masse piuttosto grandi”, per lui sono secondarismi, (che significa?) Non capisco, MA capisco! E mi spunta una lacrima, la asciugo, finiamo l’esame ed esco in silenzio.

Quando arrivo al porto, mi lascio andare e piango. Vorrei buttarmi in mare, per non dover pensare al futuro che mi attende, per evitarlo. Morirò presto, molto presto, mi dico, e soffrirò maledettamente!

E stavolta mi sento più sola… Ho perso alcune persone che mi erano state accanto come Fabio, il mio migliore amico, che con una scusa quel 16 gennaio 2009, passò da casa mia per crearmi un alibi, affinchè facessi eco al seno senza che mamma sapesse.Avevo prenotato subito quella eco, non appena avevo sentito “qualcosa di duro” toccandomi il seno. Avevo 34 anni non ancora compiuti…mancavano 8 giorni al mio compleanno, uno dei più brutti che abbia vissuto. Ricordo che mi sentii persa, ma sapevo di poterne uscire…ora, ora non ci posso sperare!

Piango, piango…poi mi decido a chiamare, ma chi??? Chiamo Carla, le racconto brevemente, rimane sconvolta e muta al telefono…non aveva potuto accompagnarmi quel giorno! Mi chiede di stare tranquilla…come??? Mando un whatsapp al mio oncologo, mi dice che dobbiamo approfondire, di fare una tac e una pet. Ma già l’eco che gli invio per mail gli dà la certezza! Poi chiamo mia madre, le dico che pare che ci sia qualcosa al fegato, ma non si sa che cosa sia…potrebbe essere un falso allarme. Da ora si susseguono le file dai medici, le richieste, le telefonate di prenotazione, per non perdere tempo prezioso. In poco più di un mese faccio Tac, Pet e biopsia, più visita oncologica e un altro consulto a Rozzano, le analisi genetiche e inizio terapia. Di nuovo! Dopo 7 anni in cui ho sperato con tutte le mie forze, fino a convincermi, che non mi sarei riammalata più! Si ricomincia, ma stavolta non si sa per quanto, anzi, si sa che le cure non avranno fine, finchè IO non avrò fine.

Le metastasi, perché di questo si tratta, sono circa 11 (5-6 ai polmoni, 2 al fegato, le più grosse, 1 al mediastino, 1 ad una costola, 1 al bacino). Mi sento invasa, sento che non ho scampo benché molte metastasi siano piccole, sono dappertutto!

La mia vita è finita! Stavolta lo penso veramente. Anche alla scoperta del primario ho pensato che sarei potuta morire, ora SO che sarà così! Allora mi dissi che sarei rimasta sola, non avrei più potuto fare molte cose nella vita, probabilmente non avrei potuto avere un compagno e dei figli, né trovare un buon lavoro…che sarei vissuta a fare? Il dolore? La sofferenza? Non erano e non sono l’unica cosa a farmi paura. Dopo il primario, provata ma non abbattuta, ricominciai a “vivere a metà”, o forse per meno della metà, al ribasso, come dico spesso, come se la mia vita perdesse sempre più valore. Mi accontentavo, ero cambiata, ero più resiliente, più combattiva perfino, e più piena di idee. Non mi fermai neppure durante le cure, ho lavorato, frequentato corsi. E dopo ho viaggiato, sono stata con quelli che credevo amici per la vita, sempre senza mostrarmi debole o piagnucolona.

Ma dopo questa diagnosi no! Mi sembra di non poterlo fare più. Ora sono fragile, mi sento e sono spesso sola.Passa qualche mese, sento di aver toccato il fondo, che così sto troppo male. Ho bisogno di soluzioni, di attivarmi. Devo essere io a organizzarmi tempi e spazi, vita! Quando non hai un compagno, non hai un lavoro e neppure amici, quando i familiari su cui puoi contare sono impossibilitati a darti un sostegno continuo, quando però, per tua fortuna, puoi ancora muoverti in autonomia, allora provi a fare il massimo da sola. Vado in ospedale anche da sola, poi dopo aver fatto terapia qualcuno mi recupererà…decido di rivolgermi a una psicologa, mi informo su internet della malattia e facendolo mi imbatto in un gruppo di donne nella mia stessa situazione e con loro recupero quella mancanza di comprensione e di solitudine, con loro e per loro trovo la forza di riattivarmi. Resisto così alle prime terapie e sembrano funzionare: da 11 metastasti, passo a 4, con riduzione del fegato, poi a 3…ma due peggioramenti mi attendono!!! Il primo quando il taxolo, fatto in prima linea, smette di funzionare, e il secondo dopo quella colecistectomia, che diventa necessaria ed urgente per poter poi proseguire con le terapie. Si riprende presto infatti, ma la speranza riposta in queste capsule dal nome lungo e poco simpatico purtroppo è vana!!! Si passa alla terza linea, ancora un farmaco in vena…per ora sta funzionando, le metastasti al fegato sono ridotte di molto, rimane però molto attiva, a disturbare continuamente quella al mediastino. Vedremo al prossimo controllo se il trend positivo sarà confermato. Oggi è l’anniversario, due anni da metastatica, due anni che neppure avrei pensato di vivere, due anni utili per trovare un nuovo equilibrio, una nuova forza. Due anni in cui ho agito e fatto tutto ciò che potevo, pensando sempre, non starò mai meglio di ora. Perciò vivo ORA, finchè di vita ce n’è!

Maura