NON SONO UNA PRINCIPESSA….

C’era una volta… così cominciavano le favole che adoravo e leggevo da bambina, racconti ricchi di principesse da salvare e di cattivi da combattere. Ma questa non è una favola. Io non sono una principessa. Il cattivo però esiste e non è stato sconfitto, per lo meno non completamente… e ha un nome preciso, si chiama tumore al seno… Ecco la mia storia. Ha inizio diversi anni fa, quando durante la palpazione mensile avverto uno strano nocciolino nella zona interna del seno destro… qualche giorno dopo inizio i dovuti accertamenti che portano a effettuare una biopsia e l’8 marzo del 1994, ricorderò sempre quella data, mi viene comunicato che quel nocciolino di ciliegia che ha preso dimora nel mio seno è cattivo, occorre combatterlo… Non c’è però un principe azzurro in sella a un cavallo bianco pronto a sguainare la sua spada… ma c’è un medico amico che in breve mi prende appuntamento dal professore che poi mi opererà. Ricovero di diverse settimane a Milano, non proprio agevole per me che risiedo a Genova. Viene effettuata quadrantectomia con scavo ascellare; poi a casa con protocollo di cura, radioterapia, chemio rossa, terapia ormonale per eliminare quel cattivo che è stato etichettato come “carcinoma duttale infiltrante” con alcuni linfonodi intaccati. Ritorno a casa con la speranza che presto la mia vita ritornerà quella di prima… i capelli cadono, ma mio figlio, che allora aveva 5 anni e mezzo, continua a ripetermi che sono sempre bella, per lui sono sempre “la mamma più bella del mondo”… e queste parole aprono il cuore al futuro, al volere credere che il cattivo sarà sconfitto presto… lo devo sconfiggere per me, per mio figlio che è piccolo e voglio veder crescere, per mio marito che mi ama e non mi ha lasciato sola mai, neppure per un giorno… Le cure finiscono, i capelli ricrescono e pian piano la quotidianità riprende ritmi normali, tutto sembra relegato al rango di un brutto sogno che si disperde con le prime luci dell’alba. A ricordare quel brutto sogno, rimangono solo i controlli periodici che comunque hanno sempre esito favorevole, ma un giorno, dopo 6 anni dal tumore primario, facendo la doccia, avverto qualcosa sotto la cicatrice dell’intervento, qualcosa che prima non c’era… Informo i dottori del reparto oncologico che mi seguono nei controlli periodici, e mi rassicurano che non è nulla, vista la posizione è solo un ispessimento della cicatrice… ma io persevero, richiamo, sono insistente e allora decidono di farmi fare un ago aspirato… “Ma vedrà signora non sarà nulla!”. Pronostico sbagliato… il cattivo è tornato, è “una recidiva signora, bisogna operare”. Per combatterlo scelgo di tornare dal professore con i capelli bianchi che abita oltre i monti, tra le nebbie della pianura. Primavera del 2000: mi ricovero in quel di Bergamo, dove ora opera il professore, lui dice che per sconfiggere il cattivo è necessario che mi trasformi in una moderna amazzone… via un seno, ma non è possibile iniziare subito la ricostruzione, come aveva ipotizzato il professore, in quanto il muscolo pettorale è stato troppo assottigliato dalla radioterapia e non reggerebbe una protesi… avrei preferito diversamente, ma l’importante è che il cattivo sia sconfitto, sia mandato via, via lontano da me e dalla mia vita… Di nuovo chemio, gialla questa volta… ma quanti colori ci sono? I principi che salvavano le principesse non erano solo azzurri? Ma io non sono una principessa… Terapia ormonale e avanti così… gli anni passano, i controlli vanno bene e la vita continua… ma mai sentirsi arrivati, al sicuro… perché è allora che puoi essere colta di sorpresa! Arriviamo a tempi più recenti… estate del 2013, sono passati altri 13 anni. I piedi e poi le gambe iniziano a gonfiarsi, le caviglie sembrano zampogne… vado dalla mia dottoressa di base, ma è in ferie e il sostituto, giovane come l’acqua “un dottorino”, mi dice che è un problema di circolazione, assai frequente “vista l’età”… Non sono una principessa, ma neanche una vecchia megera… ho solo 56 anni! Seguo le prescrizioni mediche e le caviglie si sgonfiano e si rigonfiano… nel frattempo inizia una tosse stizzosa e persistente… ma è estate e tutto è più complicato, fare esami se non urgenti significa rimandare a settembre quando a seguito di esami vari si evidenziano valori alterati dei marker tumorali e reperti radiografici dubbi al torace. Ricovero di alcune settimane in ospedale per risolvere un esteso versamento pleurico e appurare tramite toracoscopia che il cattivo è ritornato di nuovo, ancora e ha preso dimora nel polmone e nel mediastino… Si è evoluto, è passato di livello come in quei videogiochi di cui mi parlano i miei alunni a scuola… ora è diventato un “tumore metastatico al IV stadio”. Sono passati quasi 20 anni dalla diagnosi del primario e le cure sono diverse, la ricerca ha trovato altre armi per sconfiggere il drago… (è così che decido di chiamarlo… c’è spesso un drago nelle favole). Questa volta non torno oltre i monti tra le nebbie, dove c’è più il professore dai capelli bianchi… e mi affido alla dottoressa dai riccioli biondi e gli occhi chiari (lei sì che ha le fattezze di una principessa…) che mi dice che il cattivo è Her2+++, è un cattivo/cattivo ma disponiamo delle armi giuste per fronteggiarlo: chemio e anticorpi biologici per 6 cicli. A conclusione dei cicli di cura, la risposta positiva agli esami di routine determina il proseguimento di questa strada, si continua con somministrazione trisettimanale dei due anticorpi biologici con assunzione giornaliera di una pasticca di farmaco ormonale. E da allora si prosegue così, dalla primavera del 2014 al momento attuale, quasi primavera del 2018… Come concludere una non favola? Se le favole finiscono con un “e vissero tutti felici e contenti”… una non favola può finire con un “e vivo, cercando di farlo nel modo migliore per il tempo che sarà concesso a me... che non sono una principessa!”

Anna C.