NON SONO UNA GUERRIERA


Sono una delle 50.000 donne in Italia ammalatesi di tumore al seno nel 2013, e sarò una delle 33 donne che morirà di tumore al seno metastatico un preciso giorno…ma non oggi. Oggi vi dirò qualcosa di me. Mi sono ammalata di tumore al seno 4 anni e mezzo fa, avevo 29 anni. Mi è stata fatta quadrantectomia e l’istologico ha evidenziato che i linfonodi risultavano puliti. A seguire ho fatto radioterapia e poi terapia ormonale. Date le sue caratteristiche, dicevano che il tumore presentava basse probabilità di recidiva. Dopo 2 anni, a 32 anni, quella bassa probabilità invece si è trasformata in realtà, e, come molte altre che presentano tumori “tranquilli, ho invece sviluppato metastasi. Ora sono in terapia, e lo sarò per il resto della vita, finché resisterò. Questa malattia ti toglie tanto, si vive solo tra un esame e l’altro (TAC/ CT/ RMN); io vivo da 12 a 12 settimane, basta. Non posso prenotare un viaggio per l’anno successivo, senza farmi venire gli attacchi di panico. Devo andare a lavorare per vivere, perché se ci si ammala da giovani, si è doppiamente sfigati. Inoltre, dobbiamo lavorare in condizioni non ottimali, senza capelli, con la nausea, con la stanchezza, ma dobbiamo continuare a lavorare per vivere. La legge dice questo. Vita sentimentale? Con il blocco ormonale causato dalle terapie, te la scordi. Insomma, dicono che si vive, io ci provo, ma si vive male. Vorrei spendere qualche riga su una parola che io odio, il termine “guerriera”. Io non sono una guerriera, lottare vuol dire avere una chance di vincere, nel nostro caso non è possibile, decide il tumore la nostra sorte. Dicono “nessuno può sapere quando moriremo, domani può passarci sopra un camion”..no, mi dispiace, non è la stessa cosa, noi viviamo con la consapevolezza che piano piano stiamo morendo, lo sappiamo, lo sentiamo e, come dice una cara amica, “abbiamo troppo tempo per pensarlo e troppo poco per vivere”. 


Anastasia