NATA CON LA CAMICIA


Ho 68 anni ed abito a La Spezia. A ottobre del 1995 feci una mammografia, tutto normale. A marzo del 1996 con l’autopalpazione trovai un nodulo alla mammella sinistra. Non si muoveva ed era ancorato ben bene. Chiamai il ginecologo e dissi: “Ho 500 lire nel seno”. Questo era quel che sentivo. Il 13 di aprile mi operarono. Quadrantectomia con svuotamento ascellare. L’esito fu: carcinoma g3. Non feci chemio perché era un tumore ormonale, ma trenta sedute di radioterapia e nessuna cura. Tutto perfetto.
Il 13 aprile di ogni anno festeggiavo l’anniversario di matrimonio e l’intervento al seno. All’epoca dicevano che dieci anni dopo l’intervento, ti potevi ritenere guarita, ed io ci credevo e mi sentivo fortunata. Ma nel maggio 2011 mi ritrovai con dolori terribili, mai provati prima, alle braccia e allo sterno. In gennaio, con la mammografia di controllo, dissero: “Tutto bene, torni tra un anno”.
Con urgenza feci l’ecografia, terribile sorpresa, mi ritrovai con tredici metastasi, ai polmoni, pleura ed uno sulla vena che passa lì vicina. Un nodulo era di 3,5 cm, alcuni di 1 cm ed altri millimetrici. Fu una mazzata inaspettata. Ed erano inoperabili. Pensai: se continua questo dolore tra un mese sarò morta. Mi fecero Tac, ago aspirato e mi curarono con tredici radioterapie e una pasticca ormonale.
In quei giorni chiesi aiuto alla famiglia e parenti, dissi che avrei continuato a lavorare in profumeria, perché vendere una crema non mi stancava, anzi mi avrebbe aiutato a non pensare, ma non avrei più fatto la spesa e le faccende di casa. Le forze che avevo le avrei tenute per combattere il male e andare dai medici. Indossavo il vestito più bello e ci abbinavo la collana giusta e mi truccavo con attenzione. Una mattina in negozio mi venne l’idea di scrivere, io che a 11 anni già lavoravo. Riconobbi così il male e per combatterlo cominciai anche a parlarci. Sì, lo tempestavo di domande e lo apostrofavo con parolacce, ma pochi giorni dopo smisi, perché capii che il male ero io o una piccola parte del mio corpo. Gli descrivevo quel che vedevo, le paure e la voglia di vivere, gli parlai anche di cose che nessuno conosce, alla fine feci un compromesso con il tumore:
“Se te ne vai, mi fai contenta. E se non mi fai morire con me ci puoi stare” .



Con le clienti parlavo del tumore, tutto il quartiere tifava per me. Lottavo con le unghie e con i denti, volevo vivere per mio figlio, mio marito e per me. Continuavo a scrivere, a parlare e via via i dolori diminuivano.
A ottobre feci la tac, stessa macchina. Risultato: i tredici noduli erano diventati filamenti.
Quel giorno ho conosciuto la felicità, piangevo di gioia e ridevo di cuore, ero fortunata! Finii di scrivere “Nata con la camicia”, la mia vita, la mia storia e la lotta con il cancro. Le metastasi erano sparite, la parola filamenti non mi faceva paura, ma due anni dopo la pasticca ormonale fece ispessire l’endometrio e così mi operarono...
Chiusi il negozio, cominciai a fare tutto quello che mi piaceva, corso di scrittura, ginnastica al parco, camminate, ma la felicità dura un attimo, mi tornarono due metastasi, nello stesso polmone in basso.
I medici cambiarono la pasticca con un’iniezione. Sei mesi dopo i noduli tornarono filamenti. So che da un momento all’altro le metastasi possono tornare, ma proverò sempre a sconfiggerle. Sono molte le donne giovani colpite dal cancro e poi da metastasi. Si sente dire: “Oggi col tumore non si muore più”.
Non sanno. Perché non salutano quasi ogni giorno ragazze che passano oltre, io sì, sono iscritta a più gruppi di tumore al seno. Sembra quasi che le donne metastatiche siano dei fantasmi, pochi ne parlano.
Io continuo a scrivere cose belle: fiabe, racconti, un fantasy e ho rivisitato “Nata con la camicia” per togliere gli errori e aggiungere un capitolo. Sono anche stata premiata. Alcuni medici dicono che lo scrivere sia una bella terapia. Per me ha funzionato.


Lory