IL MIO DRAMMA…IL MOSTRO DAI MILLE TENTACOLI


Il mio dramma è iniziato il 17 Novembre del 2010. Avevo cinquant’anni.
Una mattina normale, un esame di routine e una diagnosi che sconvolge la mia esistenza.

Il CANCRO era entrato nella mia vita e da allora è diventato il mio inseparabile e sgradito compagno. 

Quel giorno ho cominciato a vedere tutto grigio e la paura attanagliava il mio cuore. 
Quel giorno sono entrata in un tunnel buio ed è iniziata la mia battaglia contro un mostro che in seguito, dopo un anno e 10 mesi, è diventato il ‘mostro dai mille tentacoli’, quando ormai aveva messo radici profonde dentro di me.

Diciassette anni prima ero stata operata per un fibroadenoma al seno. Ho vissuto un mese di incertezze, dubbi e paura. Mia figlia era piccolina e ho vissuto momenti di sconforto temendo il peggio. Allora tutto andò bene e la mia felicità fu immensa, ma quelle cellule atipiche presenti nel mio istologico mi rendevano inquieta.
Avevo 33 anni ed è iniziato un percorso di controlli annuali e ad ogni controllo l’ansia era tanta e si dissipava solo quando il radiologo mi comunicava che tutto andava bene. 

Ho sempre fatto esami strumentali per una diagnosi precoce ed ero convinta che se qualcosa di maligno saltava fuori lo avrei scoperto piccolo piccolo e invece non è stato così. 

Nel mese di marzo del 2010 ho eseguito una ecografia al seno ed era negativa, ma quando dopo otto mesi ho fatto la mammografia, ho appreso che avevo un nodulo sospetto. Sospetto per modo di dire, perché il nodulo di 1,5 cm ecograficamente era un C5, cioè un tumore maligno.
Il cancro è una malattia aggressiva che ancora oggi fa paura. Ci sono mezzi per combatterlo, ma abbiamo paura lo stesso e spero che un giorno non sia più così.
Ho affrontato il mio percorso con una forza che non credevo di avere, ho fatto chemioterapia, radioterapia e più interventi al seno. 
E’ stato un periodo difficile, soprattutto i mesi in cui ho fatto la chemioterapia. I farmaci erano molto pesanti e molte volte ho avuto paura che il mio corpo non avrebbe superato questo bombardamento di veleni, il cui scopo era quello di uccidere eventuali cellule vaganti.
In questo periodo quante volte ho urlato in silenzio: ‘Rivoglio la mia vita!’

Il cancro mi aveva rubato la mia identità. Mi guardavo allo specchio e non mi riconoscevo più. Solo pochi mesi prima avevo i miei adorati capelli lunghi e lo sguardo sereno. Il mio sguardo era diventato cupo e avevo occhiaia profonde, la pelle raggrinzita e lo sguardo perso nel vuoto.
Non riconoscersi allo specchio nonostante i lineamenti del viso siano gli stessi provoca un certo disagio interiore difficile da contrastare.
E speravo con tutto il cuore di recuperare la mia identità perduta e che il sole tornasse a splendere anche per me.
Dopo mesi di malessere fisico e mentale, dopo la paura e lo sconforto è arrivato finalmente l’atteso momento di calma.

Finita la chemioterapia, la mia testa è iniziata a ricoprirsi di capelli sottili e il mio viso cominciava a riacquistare un colorito da persona sana.



Dopo un anno e 10 mesi dalla diagnosi, quando tutto sembrava finito, ho avuto una nuova scossa emotiva. Sapevo che sarebbe tornato, il mio tumore era troppo vivace.

L’11 settembre del 2012, un’altra data che non scorderò mai. 
Nella ecografia di controllo semestrale è stato visto un nodulo di 2,5 cm al fegato! Sei mesi prima non c’era…
Sono ripiombata nel grigio tunnel, ho pianto e la disperazione ha preso il sopravvento.
Sono seguiti mesi difficili, ho iniziato una nuova chemioterapia, ho perso nuovamente i capelli e passavo il mio tempo sul divano. Non avevo la forza per uscire di casa e non stavo bene.
Quando si scopre di avere una metastasi si ha la sensazione di essere in una barca alla deriva e si rischia di affondare. 
Negli ultimi anni mi sono sempre vista su una barca che a momenti navigava in acque burrascose e io dovevo remare con molta fatica, a momenti mi ritrovavo a navigare su acque calme e approfittavo per riprendere fiato e rasserenarmi. Non sono mai riuscita in tutti questi anni ad arrivare ad un porto sicuro e rimettere i piedi sulla terra ferma.
La vita è una lotta…ma che fatica combattere il brutto bastardo!!!
Il mio desiderio in questi anni di cancro? Riuscire ad avere un lungo periodo tranquillo.
Ed è arrivato anche qualche sprazzo di ‘serenità’, erano i periodi in cui non avevo progressione della malattia e mi sentivo quasi una persona normale.

E mentre io mi godevo l’agognata serenità, il mostro dai mille tentacoli le studiava tutte per non morire. Era rimasto addormentato per un po’, ma alla fine uscì dal suo breve letargo ed eccolo che si era adagiato sulle mie vertebre… 

E di nuovo mi sono ritrovata a combattere, lui si era pericolosamente adagiato in una vertebra e aveva invaso il canale midollare. Ho subito un intervento chirurgico molto delicato per rimuoverlo e sono in piedi grazie ad un marchingegno metallico fissato alla colonna vertebrale con delle viti. Mi è andata bene e sono passati tre anni dall’intervento.
Sono seguite altre terapie di cui un chemioterapico fatto per tre mesi e di nuovo ho perso i capelli. In seguito sono andata avanti con le terapie di mantenimento più leggere e trattamenti radioterapici.
Quando si ha il cancro metastatico il corpo deve assecondare l'andamento della malattia. Le terapie sono continuative, le chemio sono pesanti e devastanti, gli effetti collaterali sempre presenti. 
Non è facile convivere col cancro metastatico. Il cancro devasta il corpo e la mente.

Dopo aver sonnecchiato un po’ il mio sgradito compagno si è risvegliato e ha fatto capire che era affamato. 
Ho dovuto iniziare di nuovo un chemioterapico che non ha avuto molto successo e mi ha creato grossi problemi al fegato. 
Adesso sono senza terapie, con una sofferenza epatica e un cancro è attivo.

Dopo sette anni di cancro e cinque di malattia metastatica, vivo le mie giornate con ansia e molta paura, la paura che la mia vita potrebbe finire presto.
Il mio desiderio?
Che il mio fegato riprenda a funzionare…voglio vivere…perché io, nonostante il cancro, amo la vita!
Ho perso moltissime amiche nel mio percorso, al dolore personale si è aggiunto altro dolore. 
Sono consapevole che di cancro al seno si continua a morire. Una grossa percentuale di donne muore perché ancora oggi non c’è una cura definitiva che ci permette di cronicizzare e vivere serenamente.
All’inizio del mio percorso ero ottimista ma, mano a mano che passa il tempo, vedo che la mia vita è appesa ad un filo molto sottile e mi rendo conto di quanto siamo fragili i malati di cancro metastatico.



MaryGjò